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IL DIRITTO DI SCIOPERO

La sciopero è una forma di autotutela collettiva dei lavoratori finalizzata alla tutela dei loro diritti ed interessi. Consiste in un’astensione concertata dal lavoro, posta in essere al fine di esercitare una pressione nei confronti di una controparte, che normalmente, ma non necessariamente, coincide con il datore di lavoro.

Lo sciopero, che era una mera libertà nel periodo pre-fascista ed un reato nell’ordinamento corporativo, è elevato a rango di diritto soggettivo fondamentale dall’art. 40 della Costituzione repubblicana del 1948. Il diritto di sciopero è dunque un diritto individuale, che può essere esercitato soltanto in forma collettiva.

L’art. 40 della Costituzione riconosce il diritto di sciopero, ma nel contempo afferma che si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. Nel 1990 è intervenuta la Legge n. 146/1990 per regolamentare lo sciopero nei soli servizi pubblici essenziali. La definizione di limiti e regole all’esercizio del diritto di sciopero era stata nel frattempo operata dai Giudici in decenni di sentenze in materia.

Il lavoratore che aderisce allo sciopero non ha diritto alla retribuzione per le ore di astensione dal lavoro.

Tra le forme di autotutela collettiva dei lavoratori (boicottaggio, non collaborazione, ostruzionismo, cosiddetto “picchettaggio”, etc.), lo sciopero è certamente lo strumento storicamente più importante e diffuso. Si esprime in un’astensione totale dal lavoro da parte di una pluralità di dipendenti, diretta ad esercitare una pressione su una o più controparti.

Oltre che nel datore di lavoro, la controparte può essere individuata nelle associazioni imprenditoriali, ad esempio negli scioperi indetti a sostegno dei rinnovi contrattuali, ovvero nel governo od altre istituzioni, nel caso di scioperi con finalità economico sociali.

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per contrasto con l’art. 40, di numerose norme penali del codice Rocco del 1930 che punivano severamente varie forme di sciopero. In alcune importanti decisioni degli anni ‘70 è stata quindi sancita la legittimità dello sciopero anche ove questo non sia diretto in via immediata alla tutela delle condizioni salariali o normative dei prestatori di lavoro, ma sia più in generale finalizzato alla difesa e lo sviluppo dei diritti della classe lavoratrice. 

In quest’ottica, è stato ritenuto legittimo lo sciopero di “protesta”, lo sciopero di “solidarietà” e lo stesso sciopero “per finalità politiche”, purché non diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranità popolare.

 

Elenco degli argomenti trattati:

 

Scheda sintetica
Fonti normative
Finalità
Modalità di attuazione e limiti
La regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali
Casistica di decisioni della Magistratura in tema di sciopero
   Finalità, limiti e modalità di attuazione del diritto di sciopero
   Conseguenze retributive dirette ed indirette per gli scioperanti
   Sostituzione degli scioperanti, crumiraggio interno ed esterno
   Messa in libertà dei non scioperanti, comandata e ciclo continuo
   Servizi pubblici essenziali
   Varie
Ulteriori decisioni della Magistratura in tema di sciopero
   In genere 
   Rifiuto della prestazione residua
   Scioperi c.d. anomali
   Comandata
   Sanzioni nei confronti dei lavoratori
   Sanzioni nei confronti delle OO. SS.
   Precettazione
   Condotta antisindacale
   Questioni retributive
   Discriminazione antisciopero
   Serrata

Documentazione



Normativa di riferimento


 


Commissione di Garanzia



Di Vittorio: lo sciopero, da reato a diritto


 

 

 
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